È indiscutibile: la necessità di fare chiarezza sul futuro delle cure territoriali c’è, è un’esigenza forte sentita in primis dai medici di famiglia, ma anche dagli amministratori locali e dei cittadini. A dimostrarlo la sala pienissima – esauriti tutti i posti disponibili nonostante l’aggiunta di numerose sedie – che sabato scorso, 15 marzo 2025, all’Hotel Fior di Castelfranco ha ospitato il primo appuntamento di FIMMG_Incontra, il nuovo progetto itinerante organizzato da FIMMG Veneto «per avvicinare – come ha sottolineato Ilaria Barcati, segretario di FIMMG Treviso e vicesegretario regionale, facendo gli onori di casa e accogliendo la platea – la popolazione e le istituzioni alla Medicina Generale, alle problematiche e alle novità in corso».
Partita da Castelfranco, scelta come luogo altamente simbolico essendo la città che ha dato i natali a Tina Anselmi, “madre” del Servizio Sanitario Nazionale, FIMMG_Incontra si muoverà nei prossimi mesi in tutti i territori della Regione «per confrontarsi – ha spiegato Giuseppe Palmisano, segretario regionale di FIMMG Veneto e provinciale di FIMMG Venezia – con i colleghi, i cittadini, i politici, i rappresentati delle aziende sanitarie e delle associazioni, e per aprire un dialogo sul fronte della salute». Tra gli obiettivi dichiarati: da un lato una sanità rinnovata e più vicina ai bisogni reali della popolazione e peculiari delle diverse realtà, dall’altro la tutela dei professionisti che ci lavorano.
Proprio sul fronte delle cure territoriali, infatti, PNRR, DM 77/2022 e Accordo Collettivo Nazionale (ACN) disegnano – tra Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), ruolo unico e impegno nelle future Case della Comunità – nuovi scenari per la Medicina Generale di cui, però, i contorni non sono ancora abbastanza chiari.
Si pensi, solo per fare esempio, agli Accordi Integrativi Regionali (AIR), ancora in alto mare in buona parte d’Italia, che dovrebbero dare attuazione all’ACN. In questa direzione c’è un cauto ottimismo proprio in Veneto, dopo il recente primo incontro della delegazione FIMMG con il presidente Luca Zaia e l’assessore alla Salute Manuela Lanzarin, con la promessa di convocare a breve il tavolo tecnico per l’AIR.
«Il contesto professionale che ci ritroviamo a vivere – ha aggiunto il dottor Palmisano – è oggettivamente complesso e problematico. Noi vogliamo spiegare ai cittadini queste nostre criticità quotidiane, ma anche offrire possibili e praticabili soluzioni e raccogliere i bisogni di ogni singolo territorio nell’accedere ai servizi. Decreti e delibere non possono passare sopra le teste della gente o di chi lavora… Solo una chiara definizione dei nostri compiti sia nei nostri ambulatori, sia a domicilio, sia, domani, nelle Case o negli Ospedali della Comunità, sarà garanzia di un rinnovato rapporto fiduciario con i nostri assistiti e dunque di un Servizio Sanitario Nazionale equo ed efficiente».
Collaborare e trovare insieme soluzioni condivise, fare squadra, aprirsi al dialogo e al confronto, parlare alla popolazione, ragionare sul cambiamento e recuperare il ruolo e la dignità dei medici di famiglia, primo fronte sanitario dei cittadini, le parole chiave che hanno attraversato le dichiarazioni delle diverse autorità presenti, amministrative e sanitarie, che per tutta la mattinata hanno ascoltato con attenzione interventi e relazioni: Oscar Miotti, assessore alla Sanità del Comune di Castelfranco, Paola Roma, sindaco di Ponte di Piave e presidente della Conferenza dei Sindaci dell’Ulss 2 Marca Trevigiana, Andrea Martellato, sindaco di Mira e presidente della Conferenza dei Sindaci dell’Ulss 3 Serenissima, Roberto Rigoli, direttore della funzione territoriale dell’Ulss 2, Alberto Gamba, già medico di Medicina Generale e direttore del distretto di Asolo, e Maria Rosa Pavanello, sindaco di Mirano e presidente della Consulta ATS di Anci Veneto.
Ultimo a prendere la parola Cristiano Samueli, medico di famiglia anche lui, ma soprattutto fiduciario di FIMMG Venezia e vicepresidente dell’OMCeO lagunare, che ha sottolineato come ci sia «certamente da fare un lavoro importante: AFT e Case della Comunità saranno il punto focale su cui nei prossimi anni sicuramente si svilupperà tutto quello che è il territorio. Dobbiamo parlare con la popolazione e far capire cosa sta succedendo, ma anche parlare ai nostri colleghi e colleghe per chiarire le ricadute che ci saranno e aumentare la qualità professionale del nostro lavoro».
A dare un segnale della grande compattezza e unità di FIMMG Veneto la presenza in sala anche dei rappresentanti di altre sezioni provinciali. Gianpietro Stefani, segretario a Vicenza, Claudio Salvatore, segretario a Verona, e Massimo Fiore, consigliere di di FIMMG Rovigo, hanno sottolineato la necessità di siglare al più presto con la Regione l’AIR e di stabilire regole chiare per il rapporto tra medici e pazienti, l’importanza di avviare in tempi di grande trasformazione questo percorso comune e di relazione con i cittadini, le istituzioni e le associazioni, ma anche con i colleghi, l’esigenza, per territori difficili come ad esempio il Polesine, di garantire la prossimità delle cure territoriali e la voglia, come medici di famiglia, di non subire la rivoluzione in arrivo, ma di esserne protagonisti. Grandi dichiarazioni di intenti, insomma, nell’ottica di un’auspicata e ritrovata sinergia.
Riorganizzare tutta la medicina territoriale senza però fare lo stato dell’arte di ciò che davvero è stato creato nelle diverse aree del paese, la criticità più importante rilevata da Silvestro Scotti, segretario nazionale FIMMG, intervenuto in video collegamento per affrontare diversi temi all’ordine del giorno per la Medicina Generale:
A tracciare il contesto in cui si sta muovendo la Medicina Generale sono stati poi gli esponenti di FIMMG Veneto, a partire dal vicesegretario Ilaria Barcati che ha approfondito la Legge 833 del 1978, quella voluta da Tina Anselmi per istituire l’attuale Servizio Sanitario Nazionale e che ha cancellato le mutue a favore di un sistema nuovo, solidale, equo e universale, e le novità introdotte dall’Accordo Collettivo Nazionale (ACN) 2019-2021, quello in vigore, che regola il lavoro dei medici di famiglia, siglato nella primavera del 2024.
«L’ACN – ha spiegato – contiene le misure per raccogliere e soddisfare quanto previsto dal PNRR e dal DM 77 del 2022 per lo sviluppo dell’assistenza sanitaria territoriale. La novità più importante è la definizione e l’attuazione del cosiddetto ruolo unico all’interno delle Aggregazioni Funzionali Territoriali, ossia le AFT. Ruolo unico che comporta, lo ricordiamo, lo svolgimento di attività sia a ciclo di scelta, sia oraria fino a un massimo di 38 ore settimanali».
E come si bilanciano questi due aspetti? Il testo dell’ACN prevede una progressiva riduzione dell’attività oraria rispetto all’aumento delle scelte in carico fino a un massimale di 1.500 assistiti secondo alcuni scaglioni: 38 ore fino a 400 assistiti, 24 ore da 401 a mille assistiti, 12 ore da 1001 a 1.200 assistiti, 6 ore da 1.201 a 1.500 assistiti.
Tra le altre novità: la possibilità per i medici di famiglia in formazione di avere assistiti con incarico temporaneo, le norme che disciplinano i criteri per formare la graduatoria regionale in casi di sospensione delle attività, ossia malattia e infortuni, l’istituzione di un congedo matrimoniale retribuito di 15 giorni e l’apertura alla telemedicina e allo smart working.
Un quadro a 360 gradi quello delineato, invece, da Giuseppe Palmisano che è partito dai dati sulla longevità e sulle cronicità dei cittadini veneti – attraverso le schede elaborate con la CGIA di Mestre – per sottolineare l’attuale capillarità sul territorio e prossimità degli ambulatori di Medicina Generale a fronte della futura distribuzione delle Case della Comunità, tutte concentrate nella «pancia del Veneto – ha detto facendo eco al segretario Scotti – e quindi decise a monte e non pensate, elaborate, costruite secondo criteri che probabilmente andavano analizzati con i professionisti in campo».
Tra gli altri temi sollevati:
«Dobbiamo trovare – ha concluso il segretario regionale – delle soluzioni insieme. La difficoltà vale per tutti: stiamo parlando di un Servizio Sanitario Nazionale in cui tutti siamo in sofferenza. Ci sono problemi di lista di attesa nelle aziende sanitarie per le visite diagnostiche, ma anche noi abbiamo la lista di attesa perché siamo tutti sovraccaricati… Per questo dobbiamo riorganizzarci con le AFT in cui crediamo molto: saranno la risposta, non di tutti i mali, ma a più di un’esigenza dei cittadini e per migliorare la qualità di vita e professionale anche per noi».
È stato allora Francesco Scarabello, consigliere regionale di FIMMG Veneto e vicesegretario di FIMMG Treviso, a chiarire la struttura delle AFT, come prima risposta di salute per il cittadino, nate nel territorio della Marca già nel 2014. Integrazione, riorganizzazione, potenziamento delle sinergie, anche sociali, intersettorialità le parole chiave di quell’esperienza, che individuava una sede centrale, a cui collegare tutti i servizi e gli ambulatori periferici.
«Le AFT – ha spiegato – sono attività di funzione che integrano, si organizzano e coordinano le figure professionali nell’offerta degli obiettivi di assistenza e di salute. Fare rete non significa soltanto avere internet, ma soprattutto collaborare interdisciplinarmente, armonizzare le professioni. E quindi significa anche dare sicurezza ai pazienti. Tutti i medici del ruolo unico dovranno afferire all’AFT. Un collega non potrà mai dire: “No, io mi tiro fuori, sto per conto mio”. È dentro anche se lavora in un unico ambulatorio in una valle, in cima a una montagna o su un’isola».
I compiti dei distretti, a garanzia di equità e qualità delle cure, i bacini di utenza delle future Case della Comunità, a seconda che le zone siano più o meno abitate, più o meno disagiate, e i servizi che erogheranno, dalla specialistica ambulatoriale alla diagnostica di primo livello, le unità operative multiprofessionali, che coinvolgono ad esempio anche tecnici e ostetriche, l’importanza di una formazione ad hoc per imparare ad interagire a questo livello, la necessità di salvaguardare il lavoro dei giovani colleghi «per non farli crollare e abbandonare» e stimolarne la creatività e il talento professionale, l’importanza delle risorse, delle infrastrutture, del personale e delle tecnologie, tra i tanti temi affrontati.
«La resilienza – ha concluso il dottor Scarabello – è la capacità di una persona o di un gruppo di resistere, di integrare, di costruire, di riuscire a organizzare positivamente la propria vita e la propria opera, nonostante l’aver vissuto o il continuare e vivere situazioni difficili che farebbero pensare a un esito negativo. Questa sarà la nostra vera sfida».
A sollevare il velo sulle criticità della riorganizzazione, e in particolare sulla deburocratizzazione, è stato infine Luca Barbacane, anche lui consigliere di FIMMG Veneto e fiduciario di FIMMG Venezia, che si è soffermato in particolare su tre questioni delicate:
Quasi un’ora e mezza di discussione – a cui hanno partecipato anche alcune associazioni di volontariato, come CittadinanzAttiva Treviso, AIDO e Amarv Veneto (Associazione Malati Reumatici) – ha chiuso poi a Castelfranco il primo appuntamento di FIMMG_Incontra.
Una mattinata che ha dato conferme sulla giusta direzione intrapresa. La prima tappa di un lungo percorso itinerante in Veneto fatto di apertura, di dialogo, di confronto. Per costruire reti e avviare sinergie: l’unico modo per dare nuova dignità alle cure territoriali con una riforma efficace e che davvero risponda alle nuove esigenze di salute dei territori.