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Grande successo per FIMMG_Incontra

Ufficio stampa • 20 marzo 2025

Fare chiarezza e stringere sinergie: passa da qui il futuro della Medicina Generale

È indiscutibile: la necessità di fare chiarezza sul futuro delle cure territoriali c’è, è un’esigenza forte sentita in primis dai medici di famiglia, ma anche dagli amministratori locali e dei cittadini. A dimostrarlo la sala pienissima – esauriti tutti i posti disponibili nonostante l’aggiunta di numerose sedie – che sabato scorso, 15 marzo 2025, all’Hotel Fior di Castelfranco ha ospitato il primo appuntamento di FIMMG_Incontra, il nuovo progetto itinerante organizzato da FIMMG Veneto «per avvicinare – come ha sottolineato Ilaria Barcati, segretario di FIMMG Treviso e vicesegretario regionale, facendo gli onori di casa e accogliendo la platea – la popolazione e le istituzioni alla Medicina Generale, alle problematiche e alle novità in corso».


Partita da Castelfranco, scelta come luogo altamente simbolico essendo la città che ha dato i natali a Tina Anselmi, “madre” del Servizio Sanitario Nazionale, FIMMG_Incontra si muoverà nei prossimi mesi in tutti i territori della Regione «per confrontarsi – ha spiegato Giuseppe Palmisano, segretario regionale di FIMMG Veneto e provinciale di FIMMG Venezia – con i colleghi, i cittadini, i politici, i rappresentati delle aziende sanitarie e delle associazioni, e per aprire un dialogo sul fronte della salute». Tra gli obiettivi dichiarati: da un lato una sanità rinnovata e più vicina ai bisogni reali della popolazione e peculiari delle diverse realtà, dall’altro la tutela dei professionisti che ci lavorano.

Proprio sul fronte delle cure territoriali, infatti, PNRR, DM 77/2022 e Accordo Collettivo Nazionale (ACN) disegnano – tra Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), ruolo unico e impegno nelle future Case della Comunità – nuovi scenari per la Medicina Generale di cui, però, i contorni non sono ancora abbastanza chiari.

Si pensi, solo per fare esempio, agli Accordi Integrativi Regionali (AIR), ancora in alto mare in buona parte d’Italia, che dovrebbero dare attuazione all’ACN. In questa direzione c’è un cauto ottimismo proprio in Veneto, dopo il recente primo incontro della delegazione FIMMG con il presidente Luca Zaia e l’assessore alla Salute Manuela Lanzarin, con la promessa di convocare a breve il tavolo tecnico per l’AIR.

«Il contesto professionale che ci ritroviamo a vivere – ha aggiunto il dottor Palmisano – è oggettivamente complesso e problematico. Noi vogliamo spiegare ai cittadini queste nostre criticità quotidiane, ma anche offrire possibili e praticabili soluzioni e raccogliere i bisogni di ogni singolo territorio nell’accedere ai servizi. Decreti e delibere non possono passare sopra le teste della gente o di chi lavora… Solo una chiara definizione dei nostri compiti sia nei nostri ambulatori, sia a domicilio, sia, domani, nelle Case o negli Ospedali della Comunità, sarà garanzia di un rinnovato rapporto fiduciario con i nostri assistiti e dunque di un Servizio Sanitario Nazionale equo ed efficiente».


Collaborare e trovare insieme soluzioni condivise, fare squadra, aprirsi al dialogo e al confronto, parlare alla popolazione, ragionare sul cambiamento e recuperare il ruolo e la dignità dei medici di famiglia, primo fronte sanitario dei cittadini, le parole chiave che hanno attraversato le dichiarazioni delle diverse autorità presenti, amministrative e sanitarie, che per tutta la mattinata hanno ascoltato con attenzione interventi e relazioni: Oscar Miotti, assessore alla Sanità del Comune di Castelfranco, Paola Roma, sindaco di Ponte di Piave e presidente della Conferenza dei Sindaci dell’Ulss 2 Marca Trevigiana, Andrea Martellato, sindaco di Mira e presidente della Conferenza dei Sindaci dell’Ulss 3 Serenissima, Roberto Rigoli, direttore della funzione territoriale dell’Ulss 2, Alberto Gamba, già medico di Medicina Generale e direttore del distretto di Asolo, e Maria Rosa Pavanello, sindaco di Mirano e presidente della Consulta ATS di Anci Veneto.

Ultimo a prendere la parola Cristiano Samueli, medico di famiglia anche lui, ma soprattutto fiduciario di FIMMG Venezia e vicepresidente dell’OMCeO lagunare, che ha sottolineato come ci sia «certamente da fare un lavoro importante: AFT e Case della Comunità saranno il punto focale su cui nei prossimi anni sicuramente si svilupperà tutto quello che è il territorio. Dobbiamo parlare con la popolazione e far capire cosa sta succedendo, ma anche parlare ai nostri colleghi e colleghe per chiarire le ricadute che ci saranno e aumentare la qualità professionale del nostro lavoro».

A dare un segnale della grande compattezza e unità di FIMMG Veneto la presenza in sala anche dei rappresentanti di altre sezioni provinciali. Gianpietro Stefani, segretario a Vicenza, Claudio Salvatore, segretario a Verona, e Massimo Fiore, consigliere di di FIMMG Rovigo, hanno sottolineato la necessità di siglare al più presto con la Regione l’AIR e di stabilire regole chiare per il rapporto tra medici e pazienti, l’importanza di avviare in tempi di grande trasformazione questo percorso comune e di relazione con i cittadini, le istituzioni e le associazioni, ma anche con i colleghi, l’esigenza, per territori difficili come ad esempio il Polesine, di garantire la prossimità delle cure territoriali e la voglia, come medici di famiglia, di non subire la rivoluzione in arrivo, ma di esserne protagonisti. Grandi dichiarazioni di intenti, insomma, nell’ottica di un’auspicata e ritrovata sinergia.


Riorganizzare tutta la medicina territoriale senza però fare lo stato dell’arte di ciò che davvero è stato creato nelle diverse aree del paese, la criticità più importante rilevata da Silvestro Scotti, segretario nazionale FIMMG, intervenuto in video collegamento per affrontare diversi temi all’ordine del giorno per la Medicina Generale:

  • dalla femminilizzazione della professione al modello delle AFT, «proposte già nel 2012 – ha ricordato – ma mai messe in atto»;
  • dalla figura del medico di famiglia da rendere più attrattiva soprattutto per i giovani colleghi alla distribuzione delle future Case della Comunità – nella forma Hub una ogni 50mila abitanti – che, così come sono state dislocate, poco garantiscono in termini di prossimità dei servizi ai cittadini;
  • dalla digitalizzazione e dalla telemedicina alla semplificazione delle procedure burocratiche;
  • dalle contraddizioni tra un progetto legato al PNRR, che vuole la casa come primo luogo di cura, e le evidenti distanze e difficoltà a raggiungere le nuove strutture sanitarie ai «territori – ha spiegato – che vanno organizzati per intensità di cura, rispetto ai bisogni reali di quella popolazione, a cui vanno date risposte»;
  • dalle violenze in aumento anche contro i medici di Medicina Generale, fino a poco tempo fa porto franco, al rapporto di fiducia con i pazienti «che viene messo in discussione – ha aggiunto – perché non si può più dedicare il giusto tempo alla persona. Quando mi viene chiesto quante ore voglio fare nella Casa di Comunità, io rispondo: sono un medico convenzionato perché non lavoro a ore, ma lavoro a tempo di cura».


A tracciare il contesto in cui si sta muovendo la Medicina Generale sono stati poi gli esponenti di FIMMG Veneto, a partire dal vicesegretario Ilaria Barcati che ha approfondito la Legge 833 del 1978, quella voluta da Tina Anselmi per istituire l’attuale Servizio Sanitario Nazionale e che ha cancellato le mutue a favore di un sistema nuovo, solidale, equo e universale, e le novità introdotte dall’Accordo Collettivo Nazionale (ACN) 2019-2021, quello in vigore, che regola il lavoro dei medici di famiglia, siglato nella primavera del 2024.

«L’ACN – ha spiegato – contiene le misure per raccogliere e soddisfare quanto previsto dal PNRR e dal DM 77 del 2022 per lo sviluppo dell’assistenza sanitaria territoriale. La novità più importante è la definizione e l’attuazione del cosiddetto ruolo unico all’interno delle Aggregazioni Funzionali Territoriali, ossia le AFT. Ruolo unico che comporta, lo ricordiamo, lo svolgimento di attività sia a ciclo di scelta, sia oraria fino a un massimo di 38 ore settimanali».

E come si bilanciano questi due aspetti? Il testo dell’ACN prevede una progressiva riduzione dell’attività oraria rispetto all’aumento delle scelte in carico fino a un massimale di 1.500 assistiti secondo alcuni scaglioni: 38 ore fino a 400 assistiti, 24 ore da 401 a mille assistiti, 12 ore da 1001 a 1.200 assistiti, 6 ore da 1.201 a 1.500 assistiti.

Tra le altre novità: la possibilità per i medici di famiglia in formazione di avere assistiti con incarico temporaneo, le norme che disciplinano i criteri per formare la graduatoria regionale in casi di sospensione delle attività, ossia malattia e infortuni, l’istituzione di un congedo matrimoniale retribuito di 15 giorni e l’apertura alla telemedicina e allo smart working.


Un quadro a 360 gradi quello delineato, invece, da Giuseppe Palmisano che è partito dai dati sulla longevità e sulle cronicità dei cittadini veneti – attraverso le schede elaborate con la CGIA di Mestre – per sottolineare l’attuale capillarità sul territorio e prossimità degli ambulatori di Medicina Generale a fronte della futura distribuzione delle Case della Comunità, tutte concentrate nella «pancia del Veneto – ha detto facendo eco al segretario Scotti – e quindi decise a monte e non pensate, elaborate, costruite secondo criteri che probabilmente andavano analizzati con i professionisti in campo».

Tra gli altri temi sollevati:

  • l’aumento della popolazione anziana, il conseguente aumento delle cronicità e quindi dei bisogni di assistenza;
  • la complessità delle richieste di salute che oggi arrivano via telefono, via mail, via chat, via Pec, che necessita di un gran lavoro di back office;
  • il bombardamento burocratico «enorme, infinito»;
  • il legame tra autonomia professionale, flessibilità organizzativa, libera scelta del medico da parte del cittadino e rapporto fiduciario, anche alla luce del dibattito imperante nelle ultime settimane sul possibile passaggio alla dipendenza dei medici di Medicina Generale;
  • il sostegno dovuto ai colleghi, ad esempio con personale di studio adeguatamente formato, e la gratificazione legata alla loro professionalità.

«Dobbiamo trovare – ha concluso il segretario regionale – delle soluzioni insieme. La difficoltà vale per tutti: stiamo parlando di un Servizio Sanitario Nazionale in cui tutti siamo in sofferenza. Ci sono problemi di lista di attesa nelle aziende sanitarie per le visite diagnostiche, ma anche noi abbiamo la lista di attesa perché siamo tutti sovraccaricati… Per questo dobbiamo riorganizzarci con le AFT in cui crediamo molto: saranno la risposta, non di tutti i mali, ma a più di un’esigenza dei cittadini e per migliorare la qualità di vita e professionale anche per noi».


È stato allora Francesco Scarabello, consigliere regionale di FIMMG Veneto e vicesegretario di FIMMG Treviso, a chiarire la struttura delle AFT, come prima risposta di salute per il cittadino, nate nel territorio della Marca già nel 2014. Integrazione, riorganizzazione, potenziamento delle sinergie, anche sociali, intersettorialità le parole chiave di quell’esperienza, che individuava una sede centrale, a cui collegare tutti i servizi e gli ambulatori periferici.

«Le AFT – ha spiegato – sono attività di funzione che integrano, si organizzano e coordinano le figure professionali nell’offerta degli obiettivi di assistenza e di salute. Fare rete non significa soltanto avere internet, ma soprattutto collaborare interdisciplinarmente, armonizzare le professioni. E quindi significa anche dare sicurezza ai pazienti. Tutti i medici del ruolo unico dovranno afferire all’AFT. Un collega non potrà mai dire: “No, io mi tiro fuori, sto per conto mio”. È dentro anche se lavora in un unico ambulatorio in una valle, in cima a una montagna o su un’isola».

I compiti dei distretti, a garanzia di equità e qualità delle cure, i bacini di utenza delle future Case della Comunità, a seconda che le zone siano più o meno abitate, più o meno disagiate, e i servizi che erogheranno, dalla specialistica ambulatoriale alla diagnostica di primo livello, le unità operative multiprofessionali, che coinvolgono ad esempio anche tecnici e ostetriche, l’importanza di una formazione ad hoc per imparare ad interagire a questo livello, la necessità di salvaguardare il lavoro dei giovani colleghi «per non farli crollare e abbandonare» e stimolarne la creatività e il talento professionale, l’importanza delle risorse, delle infrastrutture, del personale e delle tecnologie, tra i tanti temi affrontati.

«La resilienza – ha concluso il dottor Scarabello – è la capacità di una persona o di un gruppo di resistere, di integrare, di costruire, di riuscire a organizzare positivamente la propria vita e la propria opera, nonostante l’aver vissuto o il continuare e vivere situazioni difficili che farebbero pensare a un esito negativo. Questa sarà la nostra vera sfida».


A sollevare il velo sulle criticità della riorganizzazione, e in particolare sulla deburocratizzazione, è stato infine Luca Barbacane, anche lui consigliere di FIMMG Veneto e fiduciario di FIMMG Venezia, che si è soffermato in particolare su tre questioni delicate:

  • la trasmissione dei dati, «che sono per lo più sanitari e dunque sensibili, e vanno protetti», con la necessaria condivisione delle cartelle cliniche dei pazienti tra medici di natura diversa, l’attuale difficoltà a garantire la sicurezza, con gestionali, ad esempio, che non si parlano tra loro, l’importanza di dotarsi di un DPO (Data Protection Officer) e di conservare i dati nel modo corretto, con l’auspicio di «un percorso di unificazione e omogeneità delle tante piattaforme con le quali ci troviamo ogni giorno a lavorare»;
  • il numero unico europeo armonizzato 116117 che, per ora in fase sperimentale, sarà presto attivo in Veneto 24 ore su 24 «e nelle intenzioni di chi lo ha concepito – ha spiegato il dottor Barbacane – una specie di porta di ingresso per le cure non urgenti, per tutto ciò che non è 118 e non è pericolo di vita, per assistenza medica e servizi a bassa intensità e bassa priorità di cura». Peccato, però che, almeno per ora, il percorso che dovrà affrontare il cittadino sia alquanto tortuoso tra primo risponditore, che farà una specie di triage, infermiere che approfondirà la situazione e deciderà se l’assistenza deve essere immediata o può essere rimandata, e medico responsabile che, alla fine, decide dove indirizzare il paziente. «Una specie di calvario, insomma… Alla fine il cittadino continuerà a chiamare il proprio medico di famiglia perché sarà la cosa più semplice. E per fortuna»;
  • il troppo tempo dedicato alle scartoffie e alla burocrazia, «un tema di cui potremo parlare per giorni. Quello che desideriamo e speriamo – ha sottolineato il fiduciario veneziano – è che le novità organizzative ci consentano di ridurre il tempo dedicato alle scartoffie, aumentando quello da spendere per la cura del paziente, compreso il tempo della comunicazione, che, come sapete, è tempo di cura. Questo diminuirebbe la nostra frustrazione: saremmo molto più contenti alla fine delle nostre giornate, per aver evitato di passare ore e ore davanti al PC. Chi ci consentirà di ottenere questi miglioramenti? Speriamo ce lo consenta il punto unico di accesso, che è uno degli elementi degli ingranaggi delle future Case della Comunità».


Quasi un’ora e mezza di discussione – a cui hanno partecipato anche alcune associazioni di volontariato, come CittadinanzAttiva Treviso, AIDO e Amarv Veneto (Associazione Malati Reumatici) – ha chiuso poi a Castelfranco il primo appuntamento di FIMMG_Incontra.

Una mattinata che ha dato conferme sulla giusta direzione intrapresa. La prima tappa di un lungo percorso itinerante in Veneto fatto di apertura, di dialogo, di confronto. Per costruire reti e avviare sinergie: l’unico modo per dare nuova dignità alle cure territoriali con una riforma efficace e che davvero risponda alle nuove esigenze di salute dei territori.

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