Da non rilasciare

CERTIFICATI DA NON RILASCIARE

Ci sono alcuni tipi di certificato che il medico di famiglia non deve rilasciare.


Certificati in ambito lavorativo:

  • idoneità al lavoro: al medico di Medicina Generale non compete la stesura di alcun certificato di idoneità lavorativa, né specifica né generica. Eventuali richieste dei datori di lavoro sono improprie e potenzialmente valutabili dagli organi di vigilanza. La certificazione di idoneità specifica alla mansione è compito esclusivo del medico competente aziendale. Se il datore di lavoro non lo ha nominato e il lavoratore è esposto a determinati rischi lavorativi, il lavoratore stesso può segnalare allo SPISAL (organo di vigilanza);
  • certificazione di ripresa idoneità lavorativa per poter accedere alla NASpI per i lavoratori in cui la disoccupazione è sopraggiunta in periodo di malattia o infortunio: la nota del direttore generale dell'INPS del 27.12.2024 pur riconoscendo che tale certificazione spetta all’istituto - gli accertamenti medico legali relativi al riacquisto della capacità lavorativa, ai fini della liquidazione della NASpI, sono eseguiti direttamente dalle Unità Operative Complesse medico legali (UOC) o dalle Unità Pperative Semplici medico legali (UOST) - aggiunge che per rendere più celere la procedura tale certificazione può essere rilasciata anche dal medico di famiglia. Ma non compete al medico di Medicina Generale la valutazione sulla parziale o totale ripresa di capacità lavorativa, come invece ci viene richiesto dal fac simile di certificazione dell’INPS.


Capacità di intendere e di volere: la capacità di intendere e di volere non è un concetto medico, ma giuridico. Né la “capacità di agire” né tanto meno quella di “intendere e volere” dovrebbero essere oggetto di certificazione da parte di un professionista che non abbia specifiche competenze. Per evitare possibili spiacevoli coinvolgimenti in contenziosi giudiziari, il medico si deve limitare ad attestare le caratteristiche psichiche del soggetto in termini clinici, anche mediante uso di test, astenendosi da altri apprezzamenti di natura giuridica. Il medico può anche inviare il paziente a un geriatra, uno psichiatra o un medico forense per approfondimenti. 

Questo certificato costituisce il presupposto per l’imputabilità di una persona e le richieste in questa direzione arrivano di solito da parte di avvocati o notai in procinto di ricevere un atto testamentario o una donazione, o in caso di impugnazione di testamento, o nel corso di altri contenziosi in sede civile e penale. 


Certificazione di morte non dovuta a reato: in vista della cremazione, può essere richiesta insieme alla scheda ISTAT da parte delle imprese funebri. Questa certificazione non deve mai essere rilasciata dal medico di famiglia perché le norme (Legge n° 130 del 30.03.2001 art. 3 e Legge Regionale del Veneto n° 18 del 04.03.2010, art. 46) stabiliscono che ad autorizzare la cremazione è l’ufficiale dello stato civile del Comune di decesso, che la rilascia acquisito un certificato in carta libera del medico necroscopo dal quale risulti escluso il sospetto di morte dovuta a reato oppure, in caso di morte improvvisa o sospetta segnalata all’autorità giudiziaria, il nulla osta della stessa, che indica che il cadavere può essere cremato. 

Nel territorio dell’Ulss 3 Serenissima il certificato è rilasciato dal medico necroscopo sia per i decessi sul territorio, sia per quelli in ospedale, previo pagamento di ticket di 15 euro e verifica delle cause del decesso su scheda ISTAT.

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