Morte

CERTIFICATO DI MORTE

In caso di decesso di una persona sono tre i passaggi da affrontare:


  1. La constatazione (o diagnosi) di morte attesta la cessazione delle funzioni vitali di un individuo, attraverso l’osservazione dei tipici segni clinici: perdita di coscienza, perdita della sensibilità, perdita della motilità volontaria, cessazione della respirazione e della circolazione, perdita dell’eccitabilità neuro-muscolare (tono muscolare)
    Chi la redige: il primo medico che si trova sul luogo del decesso, sia esso il medico di famiglia, un medico del 118 o un medico che vi si trova per caso.
  2. Accertamento della realtà della morte: certificato necroscopico
    Chi lo redige: il medico necroscopo – dipendente del Servizio Sanitario Regionale o convenzionato nominato dal direttore generale dell’azienda sanitaria – dopo aver verificato i parametri fondamentali cardio-circolatorio, nervoso e respiratorio, con modalità codificate.
    Particolarità:

    - per evitare casi di
    morte apparente l’accertamento e la certificazione vengono effettuate, salvo casi particolari, dopo la 15esima ora dal decesso e la sepoltura dopo la 24esima ora;
    - la certificazione della realtà della morte costituisce
    atto pubblico, in quanto redatta da pubblico ufficiale.
  3. Scheda ISTAT con la denuncia delle cause di morte. Sulla causa più probabile di decesso va inserita la migliore opinione medica in scienza e coscienza.
    Chi la redige: il medico curante, oppure, in caso di sua indisponibilità, il medico necroscopo dipendente dell’azienda sanitaria, entro 24 ore dalla constatazione del decesso.
    Gratuita o a pagamento?
    Tale certificazione, obbligatoria ai sensi della legge, deve essere redatta a titolo gratuito.


Da ricordare: la legge impone che il medico curante, generalmente il medico di famiglia, compili la scheda ISTAT entro 24 ore dal decesso. Se, però, come ad esempio nei giorni festivi o prefestivi, il medico di famiglia non è in servizio, non ha alcun obbligo giuridico di presenza o di disponibilità relativo alla scheda ISTAT perché non è un atto medico incluso nell’Accordo Collettivo Nazionale, ma solo un documento con finalità statistiche/epidemiologiche.

Per motivi deontologici e per evitare inutili sofferenze ai familiari del deceduto, però, si consiglia al medico di famiglia, se possibile, di intervenire per la compilazione della scheda ISTAT anche nelle occasioni in cui non sarebbe obbligato a farlo.



In caso di assenza del medico curante, la scheda ISTAT deve essere compilata da un medico che abbia una esaustiva e sicura conoscenza della patologia che ha causato la morte e del decorso della malattia. Il medico necroscopo, ad esempio, può compilare la scheda ISTAT solo se, attraverso cartelle cliniche o esaustive relazioni sanitarie, ritiene totalmente soddisfatti questi requisiti conoscitivi. In alternativa dovrà eseguire accertamenti per il riscontro diagnostico. 


Se il medico viene chiamato a constatare il decesso di un suo paziente morto improvvisamente senza assistenza medica, oltre che constatare il decesso, dovrà richiedere riscontro diagnostico al direttore sanitario dell’azienda sanitaria: in questo caso il medico legale dell’azienda, previa indagine necroscopica, ricoprirà la funzione di curante e necroscopo e stilerà la denuncia di causa di morte. 


Gli errori più comuni:

  • dati riportati in modo errato;
  • l’ora della morte coincide con quella in cui il medico la constata anche se è già passato del tempo dal decesso vero e proprio del paziente;
  • le cause della morte, spesso indicate in modo troppo generico – “arresto cardiocircolatorio” – per fornire indicazioni davvero utili.
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