Il medico deve attestare dati obiettivi di competenza tecnica che abbia personalmente accertato in totale aderenza alla realtà. Se lo stato patologico non è riscontrabile attraverso l’esame obiettivo e/o gli accertamenti strumentali, il medico certifica solamente che il paziente accusa i sintomi riferiti, usando la dicitura “il paziente riferisce di essere ammalato dal giorno…”. Il medico distingue sempre chiaramente quanto riferito (non obiettivabile) da quanto obiettivato.
Chi lo rilascia:
Come si trasmette: per via telematica. Il medico deve dotarsi delle credenziali di accesso al sistema informatico, compilare il certificato di malattia sul computer e inviarlo all’INPS. Il sistema genera un numero di protocollo attribuito al singolo certificato e tramite questo numero, sia il lavoratore sia l’azienda possono prendere visione del certificato emesso. I liberi professionisti, che non hanno rapporti diretti con il Servizio Sanitario Nazionale, devono utilizzare la procedura telematica tramite le credenziali di accesso al portale Sistema TS che possono essere rilasciate dall'Ordine dei Medici presso cui sono iscritti.
Il certificato telematico è obbligatorio per:
Sono esclusi dal certificato telematico e hanno diritto di ottenere quello cartaceo:
Data di inizio: è una data anamnestica dichiarata dal paziente. La data di inizio sia della tutela previdenziale sia della liceità dell’assenza coincide, invece, con la data di rilascio della certificazione.
Tempi di rilascio: il medico curante ha l’obbligo di trasmettere immediatamente il certificato di malattia telematico relativo al lavoratore assente per malattia se la visita è ambulatoriale o entro 24 ore dalla visita se viene condotta al domicilio del paziente. Eventuali annullamenti di certificati già inviati possono essere effettuati entro le 24 ore successive alla trasmissione, mentre le eventuali rettifiche possono essere effettuate entro la data di termine prognosi.
Particolarità:
La circolare INPS n° 95 del 07.06.2016 all'allegato 2 indica
le patologie per cui i medici di famiglia possono indicare le terapie salvavita nei certificati di malattia.